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Quel sogno chiamato Cisitalia

martedì 4 luglio 2017

C’é tutto da fare, tutto da ricostruire nell’Italia del primo Dopoguerra, in un Paese profondamente segnato, sul piano fisico e morale, dalle atrocità del conflitto bellico. Ma in quel terribile quanto convulso momento c’è anche grande fermento: politico, con la storica scelta fra Monarchia e Repubblica, civile, con la necessità di ricostruire un’identità nazionale, tecnico e industriale, con il bisogno impellente di far ripartire le fabbriche e la produttività. E poi, naturalmente, ci sono uomini e donne, costretti a tirar fuori dal cappello un coniglio dopo l’altro per “tirare a campare”, giorno dopo giorno. Fra questi ve ne sono però alcuni che hanno una marcia in più, alcuni che nel loro DNA hanno il germe della genialità e, da tempo, stanno solo aspettando il momento buono per emergere.

Piero Dusio, classe 1899, originario della provincia di Asti, è certamente fra questi. Ha indubbie possibilità economiche, determinazione da vendere e, ancor prima della guerra, ha messo in luce buone capacità imprenditoriali. Soprattutto, è arso dal fuoco sacro della Velocità, dalla passione sviscerata per le automobili da corsa, tanto che fra la fine degli anni Venti e la fatidica primavera del 1940, si è già messo alle spalle una brillante carriera di pilota, anche al volante di vetture della “Scuderia Subalpina” da lui stesso fondata.

Nel 1946 i tempi sono quindi maturi per compiere il grande salto diventando a tutti gli effetti costruttore di automobili. Ecco allora che negli elenchi iscritti delle tante gare che animano il panorama sportivo di quegli anni ormai lontani, inizia a comparire un nome, Cisitalia, abbinato a uno di quei marchi destinati a rimanere impressi nella fantasia collettiva, uno Stambecco rampante. Ma oltre che fra gli iscritti, il nome di quelle vetture, che ha nella sua desinenza tutto l’orgoglio di una Nazione, l’Italia, compare quasi sempre anche nella classifiche finali e, spesso, ai primi posti.

È così, ad esempio, il 3 settembre 1946, alla Coppa Brezzi, in programma sul circuito del Valentino a Torino, dove tre Cisitalia D46, prima monoposto nella storia delle corse ad essere realmente prodotta “in serie”, si piazzano ai primi tre posti della classifica assoluta, guidate da piloti del calibro di Piero Dusio, Franco Cortese e Louis Chiron. Ma quel giorno, sulle auto marchiate con lo “Stambecco rampante” corre anche “un certo” Tazio Nuvolari e lo fa, come sempre, alla grande. Al secondo giro, quando è in testa alla corsa, piomba ai box con il volante fra le mani; lo lancia ai meccanici che, increduli, vedono ripartire quel piccolo, grande uomo impugnando solo la cerniera di adattamento del volante alla sua D46. In quelle condizioni disperate, il “Mantovano Volante” compie un intero giro, ma poi è costretto a fermarsi per l’inevitabile riparazione.

Questo celebre episodio che odora di leggenda è soltanto uno dei tanti che fra la metà degli anni Quaranta e la metà dei Sessanta del Novecento, hanno costellato la storia tecnica e sportiva della Cisitalia, un marchio che ha fatto correre fior di campioni e che ha dato vita ad automobili straordinarie, capaci, come il coupé 202 firmato da Pinin Farina sempre nel 1946, di diventare autentiche pietre miliari nella storia del car design mondiale, oltre che opere d’arte a tutti gli effetti; la Cisitalia 202 è infatti la sola automobile ad essere stata esposta per anni al Guggenheim di New York, equiparata ad una scultura a quattro ruote.

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CISITALIA DA CORSA - EUROPA > Una storia unica, irripetibile e leggendaria, che oggi rivive in un poderoso volume di 544 pagine che, attraverso un ricchissimo quanto prezioso repertorio iconografico (come dire oltre 800 fotografie per lo più inedite) e una minuziosa ricerca storica condotta dal “Dott. Cisitalia”, Sergio Lugo Podestà, e da Guillermo Sanchez Bouchard, ripercorre, modello dopo modello e corsa dopo corsa, la storia agonistica del Marchio dal 1946 al 1958. Come indica il titolo, “Cisitalia da corsa Europa”, il volume censisce tutte le gare cui hanno preso parte le auto dello Stambecco nel Vecchio Continente, vetture di cui gli autori riportano numero di gara, pilota, tipo, telaio (dove disponibile), motore e risultato.

Pagina dopo pagina, passano così sotto gli occhi del lettore tutti i modelli da corsa della celebre Casa torinese: le monoposto D46 e D48, tutta la poliedrica famiglia delle 202, dagli eleganti coupé alle avveniristiche e provocatorie “aerodinamiche” concepite da quel genio di Giovanni Savonuzzi, sino all’utopistica 360 Grand Prix, la monoposto progettata dallo studio tecnico diretto da Ferdinand Porsche (sì, proprio quel Porsche…), fortemente voluta da Piero Dusio anche contro il volere dei suoi più stretti e fidati collaboratori. Nelle intenzioni e nei sogni di Dusio, quella vettura  avrebbe dovuto sfidare le Alfa Romeo “Alfetta” sui circuiti di mezzo mondo e invece, nel volgere di pochi anni, prosciugò le casse della Cisitalia trascinandola in un baratro finanziario da cui quel bellissimo e indimenticabile Stambecco non sarebbe mai più risorto.

 

La redazione Giorgio Nada Editore

 

Per approfondire: (Clicca sui titoli)

Cisitalia: una storia di coraggio e di passione 

Cisitalia da corsa - Europa

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